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Perché tuo figlio, con la febbre, non ha fame?

Quando sale la febbre è frequente che diminuisca l’appetito. I genitori spesso interpretano questa mancanza di fame come una manifestazione patologica, ma è una normale reazione dell’organismo.

Il rialzo febbrile causa una diminuzione, temporanea e reversibile, dell’appetito.

Tale situazione è spesso conseguente ai meccanismi di difesa del corpo dalle aggressioni batteriche e virali.

La mancanza di fame, nel bambino con febbre, è una evenienza normale. In molti casi l’inappetenza anticipa addirittura il rialzo febbrile e, con il tempo, i genitori imparano a riconoscerla come indicatore di una malattia in arrivo. Detto questo, quando si ha a che fare con un bambino piccolo che non mangia e in più è febbricitante, è normale che si manifesti una certa preoccupazione. Allora è importante avere ben presenti alcuni concetti importanti che consentono di inquadrare questa inappetenza nella sua giusta prospettiva.

Non è vero che mangiando si è più forti per debellare la malattia

Questo è un falso mito, che non ha un fondamento scientifico. Al contrario alcuni studi dimostrano che attraverso il digiuno si producono maggiori concentrazioni di interleuchina-4 (Il-4), associata a una maggiore efficienza delle difese immunitarie. Quindi una diminuzione dell’appetito potrebbe essere il segno che il corpo sta combattendo per debellare l’aggressione a cui è sottoposto. Ma se il bambino non mangia, da dove trae l’energia per debellare l’infezione? La risposta è molto semplice: dalle proprie riserve. A questo fenomeno può quindi associarsi un leggero calo ponderale, durante la malattia febbrile.

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Il calo ponderale in malattia deve preoccupare?

Così come l’inappetenza, anche un lieve calo di peso non deve preoccupare eccessivamente. Il rialzo febbrile determina un aumento del metabolismo di base e, per contrastare le aggressioni di tipo virale (le più frequenti) il corpo, come accennato, attinge dalle riserve proteiche e adipose, che sono già a disposizione dell’organismo. Quindi è naturale che il peso ne risenta, in questa situazione. Ogni discorso va però rivisto se compaiono segni di disidratazione, una condizione che va trattata immediatamente.

Più che la mancanza di cibi solidi, i genitori devono porre attenzione ai segni di disidratazione, un evento più comune e più – potenzialmente – pericoloso, adottando una strategia di reintegro dei liquidi.

Come riconoscere la disidratazione?

Questa condizione si riconosce attraverso alcuni segnali, caratteristici e specifici: il minore turgore della cute, che appare secca al tatto. Lo stesso si può dire per le mucose della bocca che perdono la loro naturale umidità. Gli occhi appaiono cerchiati e incavati e – se ancora è presenta la fontanella – anche questa tende a essere incavata. La lacrimazione e la produzione di urine sono ridotte e, da un punto di vista comportamentale, il bambino appare irritabile, meno consolabile. In questo caso va impostata una strategia reidratante il prima possibile. Peraltro la disidratazione è, a sua volta, causa dell’aumento di temperatura dunque se si vuole abbassare la febbre è necessario aumentare l’apporto di liquidi. I bambini allattati al seno devono essere attaccati più spesso e liberamente, anche perché la composizione del latte materno, durante la malattia del bambino, si arricchisce di elementi che aiutano a debellare le infezioni. I bambini fino ai due anni di età devono integrare l’idratazione abituale con 500 ml/die di liquidi (acqua, tisane, succhi di frutta non zuccherati). Dopo i due anni l’integrazione di liquidi va portata a 1000ml/die. L’utilizzo di soluzioni idratanti a base di sali minerali va suggerito dal pediatra.

Come impostare un’alimentazione in caso di rialzo febbrile

Dopo avere fatto doverose precisazioni sulla disidratazione (problema più stringente), torniamo all’alimentazione “solida” per il bambino già svezzato, in caso di rialzo febbrile. Ebbene la strategia migliore consiste nel diminuire le dosi di alimento e proporlo quando (a seguito o meno della terapia) si verifica un calo di temperatura che potrebbe risvegliare l’appetito. Meglio optare per preparazioni semplici e ricche di liquidi, usando brodo vegetale. La pasta (in brodo o asciutta, comunque condita in maniera leggera) è un alimento strategico anche perché essendo formata da carboidrati complessi, “libera” il proprio carico energetico in maniera graduale. Ottimi sono anche (nella prima infanzia) gli omogeneizzati alla frutta. In generale è da preferire la filosofia del “poco e spesso” ricordando sempre che, passata la malattia e con essa la febbre, l’appetito tornerà velocemente e il recupero, come spesso accade nei bambini, sarà ancora più rapido di quanto ci si possa attendere.

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