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Perchè viene la febbre?

Per gestire correttamente la febbre è importante conoscerne le cause. Prima ancora di sapere se è il caso di abbassarla o no, è bene sapere che cos'è la febbre e perché viene.

Il decorso della febbre prevede tre fasi: l’ascesa, l’acme e la defervescenza.

Non c’è un legame stretto tra temperatura e gravità della malattia, a meno che l’innalzamento di temperatura non avvenga nei primi mesi di vita. È più importante valutare com’è l’andamento della febbre nel corso dei giorni.

Con il termine “febbre” si intende un aumento della temperatura corporea al di sopra dei limiti normali compresi tra 36,5 °C e 37,5 C⁰, misurata esternamente, mediante termometro ascellare. È importante per prima cosa comprendere che di per sé la febbre non è una malattia, ma un sintomo: vuol dire che il corpo sta reagendo a un’aggressione di tipo virale o batterico. E l’innalzamento della temperatura ha funzioni precise: serve a ostacolare la riproduzione di virus e batteri  e consente alle cellule  delle difese immunitarie di neutralizzare e distruggere i germi.

Come fa il corpo a sapere di dover innalzare la sua temperatura?

Il meccanismo che innesca la febbre dipende dalla presenza di alcune sostanze definite “pirogene” che, veicolate dal sangue, giungono fino al sistema nervoso centrale. Le sostanze pirogene possono essere esogene o endogene. Le prime sono ad esempio alcuni componenti della membrana cellulare batterica. Le seconde vengono prodotte da alcuni componenti del sistema immunitario, come monociti e macrofagi, che producono citochine capaci di avviare il meccanismo della risposta febbrile. Le sostanze pirogene, attraverso il torrente sanguigno, superano la barriera ematoencefalica e giungono fino al sistema centrale nervoso. Qui vengono “riconosciute” dall’ipotalamo, una struttura che, tra le tante funzioni, possiede anche quella di mantenere costante la temperatura corporea. In questa situazione l’ipotalamo ordina a specifiche cellule nervose (i neuroni termoregolatori), di aumentare la temperatura corporea.

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Qual è la temperatura normale?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito nel 1996 come non esista un limite certo che definisca la febbre. Si è quindi scelto di ritenere normale il valore di temperatura corporea compreso tra 36.5 e 37.5 gradi. Questa temperatura viene definita “centrale” ed è riferita al calore del sangue nella regione ipotalamica. In genere la temperatura è più bassa tra le 4 e le 6 del mattino, ed è più alta tra le 16 e le 18. Sono, queste, normali variazioni circadiane.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito nel 1996 come non esista un limite certo che definisca la febbre. Si è quindi scelto di ritenere normale il valore di temperatura corporea compreso tra 36.5 e 37.5 gradi.

Qual è l’andamento della febbre?

La febbre ha un decorso tipico, che si riassume in tre fasi distinte. La prima è quella del rialzo termico e viene definita “fase prodromica” o “di ascesa”. È il momento in cui si soffre il freddo, vengono i brividi e, a causa della vasocostrizione periferica, il colorito tende a impallidire. A questa segue la seconda, definita “dell’acme” o “fastigio” di durata variabile in cui la temperatura si assesta su valori più alti. Ecco allora che, con il caldo, subentra una vasodilatazione che provoca rossore, occhi lucidi, lacrimazione, mal di testa e, ovviamente calore che si irradia dal corpo. La terza fase è quella della “defervescenza”, in cui la febbre cala. Può farlo in due modi: gradualmente, oppure in maniera rapida. In quest’ultimo caso, il calo della temperatura corporea è accompagnato da una intensa sudorazione.

Perché viene la febbre?

È vero che più alta è la febbre e più grave è la malattia?

Questa affermazione non è corretta. Nei bambini sono frequenti i casi di rapido innalzamento febbrile dovuto a infezioni virali definite autolimitanti, cioè che guariscono grazie all’azione del sistema immunitario. È più importante, in caso di rialzo febbrile, tenere conto dell’età del bambino: i neonati (cioè fino al 28esimo giorno di vita), dato che hanno un sistema immunitario ancora immaturo, vanno fatti valutare in giornata presso una struttura ospedaliera, in accordo con le linee guida della Società Italiana di Pediatria. Nei bambini di età inferiore  a 6 mesi è sempre necessaria la consulenza pediatrica.

Il tipo di febbre aiuta a capire qual è la malattia in corso?

Può farlo, ma si tratta di indizi e non di certezze. Per esempio le malattie di tipo virale danno più spesso una febbre continua, per cui la temperatura si mantiene costante per un numero variabile di giorni, con oscillazioni inferiori al grado. Quelle batteriche danno febbri definite remittenti, cioè con oscillazioni superiori al grado ma senza defervescenza.

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