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04/03/2020

La febbre dalla A alla Z

3 minuti

La febbre risale, dopo un raffreddore. Cosa sarà?

Le ricadute febbrili dopo una malattia da raffreddamento sono abbastanza comuni. Ma non vanno trascurate perché potrebbero essere il sintomo di una sovrainfezione batterica

Le ricadute febbrili dopo una malattia di tipo influenzale possono essere causate dallo stesso agente patogeno o da sovrainfezioni tanto virali quanto batteriche. Il modo migliore per prevenire tali ricadute consiste nel rispettare i tempi di convalescenza.

L’influenza è passata e, dopo un paio di giorni senza febbre, sembra che la situazione possa tornare rapidamente alla normalità. E invece… ecco un nuovo rialzo di temperatura. Questa situazione, che spesso getta nello sconforto mamme e papà, è però abbastanza comune: si verifica nel 5% circa dei casi di influenza (o sindromi para influenzali). Ma come mai si verificano queste ricadute febbrili dato che ormai il percorso verso la guarigione sembrava ultimato?

Leggi anche: Le 10 regole d'oro per gestire la febbre

La ricaduta vera e propria

La prima possibilità è quella della ricaduta vera e propria, causata dallo stesso agente patogeno che aveva generato la prima malattia. Semplicemente, il virus non era stato debellato completamente e quindi “rialza la testa”, scatenando nuovamente la risposta febbrile quale protezione dell’organismo. La ricaduta virale è spesso favorita da un errore strategico, se così possiamo chiamarlo: trascurare i giusti tempi di convalescenza. Quest’ultima è una componente fondamentale della guarigione e quindi non bisogna approfittare della defervescenza per ricominciare subito le attività scolastiche o quelle sportive. Terminata l’ondata di febbre sono necessarie almeno 24/48 ore di osservazione a casa da parte di mamma e papà, per verificare che non vi sia una ripresa di malattia. In quei due giorni è meglio restare a casa e svolgere attività leggere. Ci si può attendere un ritorno delle energie e dell’appetito e sono, questi, i segni che aiutano a comprendere come il percorso verso la guarigione sia ben avviato. In seguito dobbiamo aggiungere altri tre giorni (ci stiamo riferendo alla malattia influenzale o a una di tipo batterico che ha richiesto una terapia antibiotica) di convalescenza attiva, in cui si ricomincia ad uscire di casa e a svolgere le normali attività.

La lotta delle difese immunitarie contro il virus dell’influenza è impegnativa e alla fine  può esserci un momento di maggiore vulnerabilità verso la presenza di virus definiti "opportunistici" che approfittano dello stato di relativa debolezza per generare a loro volta un’infezione secondaria.

La sovrainfezione virale

La lotta delle difese immunitarie contro il virus dell’influenza è impegnativa per l’organismo sia dei grandi che dei piccoli e, alla fine delle ostilità può esserci un momento di maggiore vulnerabilità anche nei confronti di virus definiti “opportunisti” ovvero che approfittano dello stato di relativa debolezza per generare a loro volta un’infezione secondaria. Le manifestazioni più tipiche delle sovrainfezioni virali sono per lo più a carico dell’apparato respiratorio, per cui avremo tosse insieme a raffreddore e un rialzo termico più sensibile e più repentino. Segnaliamo anche come la fragilità immunitaria possa aprire le porte alle malattie esantematiche (qualora non sia stato fatto il vaccino) o a quelle provocate da herpes virus. Anche queste ultime possono provocare febbre alta. In quest’ultimo caso Potrà essere il pediatra ad indicare una terapia ad hoc contro il virus.

La febbre risale, dopo un raffreddore. Cosa sarà?

La sovrainfezione batterica

Analogamente, la minore competenza immunitaria potrebbe determinare una sovrainfezione da parte di batteri. Le  sovrainfezioni batteriche  possono anche manifestarsi con rialzi febbrili meno importanti, ma possono essere più subdoli. La maggior parte delle volte, dopo una malattia influenzale, tali sovrainfezioni sono a carico delle vie respiratorie e quindi esiste il rischio che si possa andare incontro a una bronchite o a una polmonite. A questo proposito, non bisogna comunque allarmarsi: queste infezioni polmonari, nei bambini, sono sì da trattare adeguatamente con una terapia antibiotica mirata che può anche  essere curata a casa propria, senza che sia per forza necessaria una ospedalizzazione. Non vanno poi dimenticate, come infezioni batteriche opportuniste o meno, le otiti medie e, caso per fortuna raro, le pericarditi, cioè le infezioni del pericardio.

Leggi anche: Dopo la febbre, quanti giorni di convalescenza?

Il problema è immunitario?

Un mito duro a morire, per ciò che riguarda le difese immunitarie dei bambini, è quello per cui durante la stagione fredda essi necessitino di continue integrazioni vitaminiche, pensando in questo modo che le difese immunitarie restino sempre al top e il piccolo sia assolutamente protetto da ogni assalto, virale o batterico che sia. In realtà l’efficienza delle difese immunitarie serve a tenere a bada le popolazioni di virus e batteri con cui entriamo in contatto in ogni istante della nostra vita e a combattere i patogeni, se questi sono riusciti a determinare un’infezione. Le difese stesse, anche se al massimo della loro efficienza, non garantiscono l’invulnerabilità: se ci si trova esposti verso un agente patogeno che non abbiamo mai incontrato prima siamo comunque (bambini e adulti)  suscettibili a quell’infezione. Dopodiché il sistema immunitario efficiente avrà la meglio sul germe, a patto di lasciarlo lavorare serenamente e rispettando poi, come necessario, i momenti di recupero.

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