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09/03/2020

La febbre dalla A alla Z

4 minuti

Il conoravirus in età pediatrica

Che tipo di virus è il Covid-19? Come si è sviluppato e quali disturbi provoca, negli adulti e nei bambini? Come è meglio agire per la prevenzione e in caso di febbre sospetta?

Il nuovo coronavirus e la malattia da esso provocata, chiamata Covid-19, colpiscono più severamente gli adulti rispetto a quanto non faccia con i bambini. Ma siccome è più difficile far loro rispettare le abitudini utili per limitare i rischi di contagio diventa necessario conoscere e rispettare le norme igieniche (e quelle amministrative) per il contrasto della diffusione del virus.

Ci troviamo di fronte a una inaspettata emergenza sanitaria ed è quella legata al Covid-19, la malattia che ormai tutti conosciamo, causata da un nuovo coronavirus che ha fatto il cosiddetto “salto di specie” e che si diffonde ora anche tra esseri umani. Mentre gli sforzi di ricercatori e gruppi di studio sono concentrati sul virus per studiare i suoi punti deboli e mettere al più presto a punto terapie e, se possibile, un vaccino efficace, noi cittadini, oggi, abbiamo il dovere di comprendere il tema nei suoi aspetti più importanti, in modo da poter adottare i comportamenti corretti per proteggere anche i nostri bambini.

È un parente di virus già noti

Cominciamo con il ricordare che il nuovo Coronavirus è sì un virus nuovo ma, a sua volta, fa parte di una famiglia virale ampia e ben nota: i coronavirus sono così definiti poiché, al microscopio, la struttura esterna sembra contornata appunto da una corona. Noi conosciamo ben sette tipi di coronavirus in grado di causare malattie negli esseri umani ed è stato calcolato, statisticamente, che il 20% circa dei casi di raffreddore comune sono appunto causati da questi patogeni, studiati fin dagli anni ’60 dello scorso secolo. In anni più recenti, altre varianti di questa famiglia hanno dato luogo a patologie più serie come l’epidemia SARS del 2003 e quella MERS, nel 2012.

Come si è sviluppato

Si sono sviluppate diverse teorie sulla genesi di questo virus. Una delle teorie ad oggi più accreditate è quella di un virus che dimorava nei pipistrelli e che, in seguito ad un riassortimento genetico (un fenomeno tutt’altro che raro, tra i virus) ha sviluppato la capacità di trasmettersi all’uomo e tra gli umani. La zona in cui si è verificato questo fenomeno biologico sembra essere stata il mercato di carne viva della città cinese di Wuhan, una metropoli abitata da 11 milioni di persone e hub internazionale per voli diretti in tutto il mondo.

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Che disturbi provoca

L’infezione da nuovo coronavirus dà luogo alla malattia Covid-19 che è, nella maggior parte dei casi, indistinguibile da quella di una comune influenza, con febbre, tosse, raffreddore, dolori muscolari e mal di gola. Le forme gravi della malattia vedono la presenza di una forma di polmonite virale bilaterale che, in caso di comorbidità da altre patologie, può risultare ancora più pericolosa.

I bambini sono una categoria a sé

Stando a ciò che fino a oggi è emerso dallo studio del coronavirus causante il Covid-19, possiamo dire che il virus si trasmette tra i bambini, ma si rileva un numero di infezioni inferiore nei bambini rispetto a quanto avviene in altre epidemie e, anche quando l’infezione avviene, mostrano un andamento benigno e non complicato. Non siamo ancora sicuri di quale sia il motivo di questa “protezione” nei confronti dei bambini: potrebbe essere per le modalità di trasmissione, per i comportamenti di prevenzione degli adulti che funziono da “barriera” per i più piccoli, oppure per le caratteristiche del virus, in quanto, ad esempio, anche il coronavirus causante la SARS si è diffuso poco tra i bambini. Nonostante questa incertezza sulla causa, risulta comunque estremamente indicativo il fatto che a distanza di due mesi dall’esordio dell’epidemia i casi pediatrici sono minori sia numericamente, sia in relazione alla sintomatologia. Ciò nonostante è importante proteggere la fascia pediatrica della popolazione per più motivi, che sono connessi ai rari (ma possibili) rischi diretti, sia a quelli indiretti verso i nuclei familiari nel loro insieme. L’UNICEF, nel suo documento per la protezione dell’infanzia dal contagio da coronavirus, suggerisce di adottare con i bambini le medesime procedure di igiene che sono raccomandate agli adulti. Queste consistono soprattutto nel lavaggio delle mani (che deve essere effettuato a maggior ragione, dato che i piccoli di casa tendono a toccare tutto e a non porsi problemi legati al mettere in bocca oggetti). La seconda indicazione consiste nell’uso di detergenti igienizzanti per pulire oggetti e ambienti in cui può essere prevista una promiscuità con altre persone e specialmente con altri bambini: i bambini, infatti, non rispettano distanze di sicurezza e ciò finisce inevitabilmente (come ben sanno tutti coloro che hanno figli in età scolare) con il favorire ogni tipo di contagio.

Il coronavirus in età pediatrica

Ecco perché le procedure sono importanti soprattutto per loro

Una volta passate in rassegna tutte queste caratteristiche del comportamento infantile è chiaro il motivo per cui il provvedimento di chiusura delle strutture per l’infanzia è più che giustificato. Se, da un punto di vista sanitario, per i bambini il pericolo può essere considerato minore, ecco che la facilità dello scambio del contagio può portare il coronavirus a contatto con fasce più fragili della popolazione come adulti defedati, persone anziane con problemi pregressi di salute e così via.

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Come dobbiamo valutare oggi i rialzi febbrili?

Chiaramente, in epoca di epidemia, ogni rialzo febbrile fa scattare un allarme che genera inquietudine. Ebbene è necessario ridimensionare timori e preoccupazioni partendo da alcune considerazioni importanti: in questo momento la maggior parte dei virus circolanti sono ancora quelli di tipo influenzale “normale” o i comuni rhinovirus che causano faringiti e raffreddori. Quindi, se non ci sono state esposizioni in luoghi accertati di contagio, la mente non deve correre subito al peggior scenario possibile. In caso di raffreddore, tosse o altri sintomi simil-influenzali, quindi, è opportuno tenere a casa il bambino e telefonare al pediatra per ricevere consigli e indicazioni.

Quando bisogna effettuare verifiche

Similmente a quanto accade per le comuni malattie, i bambini vanno fatti visitare (e, in caso di dubbio, allertando prima il pediatra o eventualmente il pronto soccorso pediatrico che consiglierà il da farsi) con una certa sollecitudine quando presentano difficoltà respiratorie, ma ciò a prescindere dalla possibile infezione o meno da coronavirus.

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