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Il colpo di calore: la falsa febbre del periodo estivo

Nelle giornate afose i bambini faticano a disperdere il calore corporeo e possono subire rialzi di temperatura. È il cosiddetto colpo di calore, che provoca ipertermia e va trattato con prontezza

Oltre al rialzo della temperatura, che può superare ampiamente i 38 gradi, in genere si presentano anche disidratazione, mal di testa, nausea.

Accanto alle manovre di primo soccorso per diminuire la temperatura interna, è sempre bene una valutazione medica di urgenza.

I bambini piccoli, a causa della fisiologica immaturità del loro sistema di scambio di calore con l’ambiente esterno, sono più vulnerabili degli adulti ai cosiddetti “colpi di calore”. Tali episodi risultano più diffusi nella fascia di età da 0 a 4 anni e si presentano per lo più nelle giornate caldo-umide, quando le condizioni ambientali sono più sfavorevoli per consentire la dispersione del calore corporeo. La sensibilità del bambino verso queste condizioni è molto alta: possono bastare esposizioni al caldo di soli 20 minuti, per generare il problema. Ma come facciamo a riconoscerlo?

Ci sono dei sintomi collegati

Un colpo di calore si manifesta con un rialzo termico che può anche superare i 38 gradi (nei casi più seri la temperatura può giungere fino a 40°C) e, in genere, porta alcuni sintomi correlati tipici che rendono il colpo di calore riconoscibile anche a un occhio meno esperto. Oltre al rialzo febbrile il bambino (se è in grado di esprimere il suo disagio) lamenta debolezza, mal di testa, nausea (che può essere seguita anche da vomito). Se invece è molto piccolo e non riesce a verbalizzare il suo disagio, mamma e papà noteranno che è pallido e le mucose appaiono poco idratate. Manca la consueta vivacità e, anzi, le azioni appaiono poco coordinate. Nelle situazioni più serie può anche verificarsi una perdita di coscienza e si possono presentare crisi convulsive.

Prima cosa: non  perdere la calma e portare il piccolo in un luogo fresco, asciutto e leggermente ventilato, ponendolo in posizione supina. In caso di colpo di calore di entità severa, la valutazione medica è imprescindibile.

Mamme e papà, in una situazione del genere, non devono perdere la calma e come prima cosa dovranno portare il piccolo in un luogo fresco, asciutto e che sia leggermente ventilato. Questo è il primo suggerimento che viene indicato, a livello internazionale, dalle linee guida giapponesi (definizione di Bouchama), una delle nazioni in cui è più frequente e sentito il problema dei colpi di calore nella popolazione generale.

Dopo avere tolto i vestiti non necessari per facilitare la dispersione del calore, il bambino va posto in posizione supina. Tale posizione va mantenuta soprattutto se dovesse avere perso i sensi: in tal caso le gambe andranno leggermente rialzate rispetto al livello del capo. Se invece i bambini sono vigili e maggiormente collaborativi si può dar loro da bere della semplice acqua, fresca ma non fredda, a piccoli sorsi. Contemporaneamente, sempre per facilitare la dispersione termica è utile inumidire leggermente il capo (specie in corrispondenza della nuca) e le braccia con un panno umido, non freddo. La manovra va eseguita in maniera dolce, senza avere la pretesa di correggere la situazione di ipertermia in pochi minuti. In ogni modo, la reazione del bambino alle manovre messe in atto (diminuzione dell’agitazione o del pianto, recupero del colorito, maggiore collaborazione) daranno una conferma della bontà delle contromisure adottate.

Una valutazione medica è importante

Come abbiamo avuto modo di accennare, in caso di colpo di calore di entità severa, la valutazione medica è imprescindibile perché solo un esperto può suggerire l’opportunità di una qualsiasi terapia medica o il ricorso a metodi rapidi di reidratazione. Allo stesso modo il medico potrà fornire suggerimenti su tempi e modi di assunzione di prodotti che contengono sali minerali (soprattutto potassio), utili a correggere eventuali squilibri di elettroliti causati dalla disidratazione.

Il colpo di calore: la falsa febbre del periodo estivo

Il colpo di sole e quello di calore sono due cose diverse

Anche se spesso vengono confusi, è bene sapere che colpo di calore e colpo di sole non sono esattamente sinonimi e, dunque, l’intercambiabilità delle definizioni è un falso mito. Il colpo di sole non sopraggiunge per l’eccesso di calore ambientale, quanto per l’azione diretta dei raggi UV sulla cute e sul capo del bambino, anche in giornate non particolarmente calde. Inoltre al colpo di sole possono essere associate (oltre ai sintomi da ipertermia decritti in precedenza) anche le lesioni cutanee (arrossamento, ma anche comparsa di bolle o vesciche), tipiche delle ustioni solari. Per evitare il colpo di sole è necessario far indossare al bimbo un cappellino chiaro e leggero ed evitare che rimanga esposto al sole diretto tra le 11 del mattino e le 17. L’uso di creme solari ad alta protezione è più che suggerito: risulta indispensabile.

Ecco le buone abitudini di tipo preventivo

I colpi di calore possono essere evitati seguendo alcuni facili norme prudenziali, che sono ben espresse anche nei documenti ufficiali del Ministero della Salute, elaborati per evitare i fenomeni di ipertermia che si possono verificare nei viaggi in automobile. In primo luogo bisogna fare attenzione all’abbigliamento del bambino il quale, nelle giornate calde, dovrà essere leggero, chiaro e in fibra naturale. Se la giornata è molto calda, il capo del bambino e le braccia possono essere inumidite leggermente con un po’ di acqua fresca a titolo puramente preventivo. Al bambino va proposta più acqua del solito e anche la scelta alimentare deve essere adeguata: meglio prodotti freschi di origine vegetale. Pappe o minestre andrebbero consumate a temperatura ambiente, aumentando la quantità di acqua nella preparazione. Sempre parlando di alimentazione, va ricordato che la frutta rappresenta la merenda ideale, per il suo contenuto di minerali. In caso di viaggio in auto, l’uso dell’aria condizionata va abbinato a quello delle tendine parasole poste in modo da evitare che il piccolo sia colpito da luce diretta.

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