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04/02/2020

La febbre dalla A alla Z

4 minuti

Febbre e pianto disperato di notte: sarà un’otite?

Vediamo come è possibile capire se il rialzo febbrile notturno, unito a un pianto inconsolabile, possa essere dovuto a una otite media acuta

Se un bambino si sveglia di notte piangendo in modo inconsolabile, ha febbre superiore ai 38°C ed è molto irrequieto, può essere un'otite media acuta.

Il problema va gestito con razionalità, sapendo che molte volte passa da solo.

Quando un bambino si sveglia nel cuore della notte, piange in modo inconsolabile e, misurata la febbre, ha una temperatura superiore ai 38 gradi, potrebbe essere presente un’otite media acuta. Questa malattia è molto diffusa in età pediatrica e ci sono alcuni bambini che hanno una vera e propria predisposizione al disturbo; essa è dovuta alla conformazione dei dotti che mettono in comunicazione naso e orecchio e che, per ampiezza del lume così come a causa dell’inclinazione particolare, favoriscono ristagni di muco, specialmente in caso di raffreddore: le secrezioni si spostano dalle fosse nasali alla cassa timpanica e qui il muco può diventare terreno di coltura per le colonie batteriche. L’infiammazione che ne consegue fa produrre alle mucose altre sostanze sierose, che iniziano a premere (dall’interno) sul timpano, causando il caratteristico dolore.

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Il bambino ha un comportamento tipico

Le prime volte che un bimbo soffre di otite media, i genitori entrano in difficoltà. Il piccolo piange in maniera inconsolabile e non c’è ciuccio, acqua, cibo o coccola che riesca a farlo smettere. Peraltro, trattandosi di un pianto causato da un dolore acuto, esso risulta particolarmente vigoroso e sembra avere un carattere di urgenza che inevitabilmente porta alla preoccupazione. Dobbiamo anche tenere conto del fatto che molto spesso le prime otiti compaiono in tenerissima età, cioè in un’epoca pre-verbale e quindi il bambino non può esprimere quale sia il suo disagio. Se a questo aggiungiamo che altrettanto spesso il male compare di notte (sia a causa dell’immobilità che favorisce i ristagni, sia a causa dei cambiamenti ormonali che abbassano la soglia del dolore), abbiamo un quadro preciso di come la situazione sia complicata. E di come l’incertezza genitoriale sia assolutamente giustificata.

Fino a pochi anni fa il ricorso all’antibiotico pareva pressoché obbligatorio per il trattamento dell'otite media. Oggi invece si ritiene che sia possibile anche attuare quella che in gergo viene chiamata attesa vigile: una strategia di riduzione del dolore in attesa che le difese immunitarie svolgano il loro compito.

A che cosa dobbiamo porre attenzione?

Posto che la diagnosi di otite media acuta può essere effettuata solo attraverso un otoscopio (uno strumento che può essere ben maneggiato solo dal pediatra e che permette di valutare l’arrossamento, l’estroflessione e - in generale - il grado di infiammazione della membrana timpanica), mamme e papà possono essere “instradati” su una prima diagnosi casalinga proprio dal comportamento del bambino. Come detto il risveglio notturno e il pianto inconsolabile sono le prime e più evidenti manifestazioni. A queste dobbiamo aggiungere il fatto che il bambino rifiuta il cibo e talvolta anche da bere. E se allattato al seno non è raro che inizi a suggere per rinunciare subito e ricominciare a piangere vigorosamente. La temperatura si attesta attorno ai 38 gradi centigradi. Se il bambino è in età preverbale, spesso tenderà a proteggere l’orecchio infiammato, a toccarlo, sfregarlo. Una piccola manovra che può essere svolta anche a casa e che permette di confermare empiricamente il problema è la seguente: esercitando una minima pressione nella fossetta retrostante il lobo dell’orecchio, il piccolo potrebbe avere una reazione improvvisa, di dolore accentuato. È un’altra prova indiretta di un’otite media in corso.

Febbre e pianto disperato di notte: sarà un'otite?

Va sempre fatta vedere al medico

Il trattamento dell’otite media acuta è stato oggetto di continue rivalutazioni, nel corso del tempo. Se fino a pochi anni or sono il ricorso all’antibiotico pareva pressoché obbligatorio già in prima battuta, oggi, il pediatra può ritenere che (dopo avere effettuato una visita accurata) sia possibile anche attuare quella che in gergo viene chiamata attesa vigile. Si tratta di attuare una strategia di riduzione del dolore in attesa che le difese immunitarie svolgano il loro compito, senza per forza dover prescrivere terapie di tipo antibiotico. Il concetto di attesa vigile ha portato a una riduzione del 12% di prescrizioni mediche inappropriate ma soprattutto a un aumento del 58% di quelle appropriate (cioè quando davvero serve l’antibiotico perché l’infezione è batterica e non virale), in termini di molecola e dosaggio impiegati nel trattamento. Ciò serve quindi a giustificare agli occhi di mamme e papà una certa ritrosia da parte del medico a prescrivere subito cure aggressive: potrebbero non essere necessarie e quindi risultare più efficaci nei momenti di reale necessità. In genere questa vigile attesa non supera le 72 ore, ma la strategia può variare se, nel corso del tempo, l’otite peggiora. Ecco allora che un buon contatto tra pediatra di libera scelta e famiglia serve a ottenere un’alleanza terapeutica che risolve molti problemi.

Che cosa si può fare a casa?

La vigile attesa non deve essere interpretata come passività: può essere utile favorire il deflusso delle secrezioni attraverso lavaggi nasali, che vanno effettuati sempre e solo con soluzione fisiologica sterile e servendosi di una siringa privata dell’ago. La frequenza dei lavaggi e il dosaggio della soluzione fisiologica va concordata con il pediatra, sulla base delle condizioni del bambino e del grado di congestione delle vie aeree. Altre indicazioni utili sono la limitazione del ciuccio e, se possibile, del biberon (va invece proseguito l’eventuale allattamento al seno). Così come va evitato (sempre e comunque, ma in questo caso ancor di più) l’esposizione del bambino al fumo passivo delle sigarette.

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